METODOLOGIA PARTECIPATIVA PER LA GESTIONE DEL FORUM
L’Open Space Technology (OST)
L’Open Space Technology è una metodologia partecipativa ideata da Harrison Howen per promuovere e gestire incontri e workshop in situazioni ad elevata complessità. La metodologia è estremamente adattabile e consente di dibattere e analizzare questioni estremamente eterogenee a partire dalla presenza di un minimo di 5 persone fino a un massimo di 2000.
La metodologia basa i suoi presupposti sul fatto che durante le riunioni le persone tendono ad annoiarsi, soprattutto quando non possono partecipare attivamente. Per dare una risposta concreta a questo problema, l’OST garantisce ai partecipanti la possibilità di produrre in tempi brevi un documento riassuntivo di tutte le questioni affrontate nel corso dell’incontro (instant report), lasciando una testimonianza del lavoro svolto e fornendo indicazioni per l’approfondimento delle problematiche emerse.
Sei tu il protagonista
Partendo dal presupposto che molto spesso gli argomenti e le proposte più interessanti emergono nei momenti di pausa come i pranzi e i coffee break, e cioè quando una persona si sente libera di esporre le proprie idee, Harrison Owen ha cercato di estremizzare questa tesi, strutturando una metodologia che invita i presenti a partecipare e a fornire il proprio contributo relativamente alle questioni che davvero interessano.
Una legge, quattro principi
Esiste infatti una sola legge che regola l’OST. È la
legge dei due piedi: con questo si vuole ricordare a tutti che siamo dotati di due piedi e che qualora in un gruppo si stia discutendo di cose che non ci interessano, siamo invitati a usarli per andare altrove a portare il nostro contributo. Contrariamente a quanto ci si aspetta dalle buone maniere, questa non deve essere vista come una mancanza di educazione ma come un modo per migliorare la qualità del lavoro.
Oltre a detta legge esistono solo quattro principi che regolano il funzionamento di un OST:
Chiunque venga, è la persona giusta; solo chi partecipa può portare il proprio contributo (ovvio!), quindi è del tutto inutile crucciarsi per chi avrebbe potuto esserci ma non c’è. Perché un OST funzioni è necessario che ogni partecipante fornisca il proprio contributo. Solo chi è interessato a una questione può portare il suo punto di vista per migliorare la situazione.
Qualsiasi cosa accada è l’unica che poteva accadere; il risultato generato dalla discussione delle persone è unico e determinato dagli interessi/conoscenze delle persone sul tema che viene affrontato. Così, se risulta fondamentale allargare il più possibile gli inviti all’OST, risulta altrettanto impossibile prevedere come verranno trattati i temi che saranno considerati importanti. L’esito sarà determinato solo dalla volontà delle persone di presentare il proprio punto di vista e di metterlo in discussione rispetto ai suggerimenti che vengono forniti dagli altri partecipanti.
In qualsiasi momento cominci, è il momento giusto; chi propone di affrontare una determinata questione diventa immediatamente il responsabile di come e quando si inizierà a parlarne. Nessun altro potrà assumersi questa responsabilità. Prerogativa dell’OST è quella di condividere le responsabilità tra tutti i partecipanti.
Quando è finita è finita; quando, dopo aver analizzato un determinato problema i partecipanti comprendono che si è detto tutto, non è necessario scervellarsi ulteriormente. Sarà molto meglio avvalersi della legge dei due piedi e andare a portare il proprio contributo in altri gruppi dove si sta discutendo di questioni che possono interessarci.